Esercitazioni russe a Tskhinvali

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di Antonio Albanese RUSSIA – Mosca 22/09/2016. Migliaia di uomini dell’esercito dal20 settembre partecipano ad una esercitazione militare di quattro giorni nella repubblica separatista sudcaucasica dell’Ossezia del Sud. Secondo fonti a stampa russe, circa 4.000 soldati e 1.000 veicoli di diverso genere, prendo parte ala esercitazione nella regione che ha dichiarato la piena indipendenza dalla Georgia in seguito alla guerra tra Russia e Georgia del 2008.

Nella primavera del 2015, il presidente sud osseto, Leonid Tibilov, aveva annunciato un referendum per il 2017 su una possibile integrazione nella Federazione Russa. La decisione è stata presa nonostante l’opposizione del presidente russo Vladimir Putin secondo cui le relazioni con l’Ossezia del Sud non sono nel contesto dell’incorporazione nella Russia. A marzo 2015, Putin ha firmato un trattato di alleanza in cui Mosca ha assunto le funzioni di difesa e sicurezza per l’Ossezia del Sud, installando alcune basi militari russe sul suo territorio. Inoltre, Putin ha cercato di rendere il’iter per ottenere la cittadinanza russa più semplice per i residenti della piccola enclave georgiana. Si tratta di passi che hanno reso più dipendente da Mosca la zona.

La Russia, infatti, aveva riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud dopo l’intervento armato del 2008 contro le forze georgiane che cercavano di assumerne il controllo. Quello del 2008 è stato l’ultimo episodio di integrare l’Ossezia del Sud alla Georigia dal crollo dell’Unione Sovietica, quando nel 1990 la Repubblica Socialista Sovietica di Georgia respinse l’autonomia del territorio autonomo dell’Ossezia del Sud, portarono alla Prima guerra della Sud Ossezia.

Le tensioni nella regione crearono negli anni ad una serie di scontri sporadici con la Georgia; l’Ossezia del Sud, capitale Tskhinvali, ha visto una notevole diminuzione della popolazione a partire dal 1991 dai circa 100mila ai 60mila abitanti odierni. Quello che la riguarda è considerato uno dei “conflitti congelati” introdotti dalla disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1991, come quello dell’Abkhazia, della Transnistria, del Nagorno-Karabakh e, anche della penisola di Crimea, che vede contrapposte Russia e Ucraina.